Rosa Cifarelli

Rosa Cifarelli
Bio & Statement
Rosa Cifarelli, nata in provincia di Matera, già dalla scuola elementare dimostra una propensione
per il disegno e comincia a dipingere in modo autonomo, sperimentando tecniche e supporti diversi.
Seguendo la sua passione, studia al Liceo Artistico Carlo Levi di Matera e quindi si diploma in
Decorazione all‟Accademia delle belle Arti di Brera a Milano.
Negli anni della formazione sperimenta molteplici tecniche artistiche, soprattutto legate alla
decorazione, per dedicarsi in seguito principalmente all‟olio su tela, medium che più le corrisponde
e che le permette di rappresentare il tema che più ama, il ritratto, con un‟attenta ricerca formale.
A volte dipinge anche opere ad acquarello, un momento per lei liberatorio grazie al fluire e alla
spontaneità di questa tecnica pittorica.
Tra le esposizioni a cui ha partecipato, è significativa nel 2019 la sua personale dal titolo
“Evanescenti prigioni”, presentata da Monica Palumbo, nell‟ambito di Matera Capitale Europea
della Cultura. Due opere dedicate all‟infanzia sono state inoltre presenti al progetto espositivo
Unforgettable Childhood a cura di Ermanno Tedeschi, dal 6 novembre all‟8 dicembre 2019 al Polo
Museale del „900 di Torino e dal 12 dicembre al 16 febbraio 2020 al Museo Bilotti a Roma.

Rosa Cifarelli si dedica a indagare e rappresentare, nei suoi ritratti, l‟universo femminile. Grazie ad
una tecnica raffinata, ne racconta non solo i volti, ma particolari atmosfere che definisce “sfumature
d‟animo”, quasi che il dipingere possa divenire “un suono” a provocare emozioni nello spettatore.
Nei ritratti dal vero c’è il desiderio di coglierne la personalità, insieme ai riflessi nei volti dati
dall‟espressione dei sentimenti. Altre composizioni nascono invece da considerazioni personali, dal
desiderio di raccontare qualcosa di diverso delle figure femminili.
I dipinti più affascinanti dell‟artista sono quelli dedicati alle donne imprigionate dalle convenzioni,
dalle strutture mentali, dai pregiudizi, dalla violenza. Le “evanescenti prigioni” sono rappresentate
da nastri bianchi, lacci impalpabili e sottili che simboleggiano costrizioni spesso invisibili. La
violenza sulle donne non è raffigurata negli aspetti più eclatanti e tragici, ma nelle forme nascoste,
che fanno pensare alle proibizioni, al dover conformarsi agli stereotipi, al subire pressioni
psicologiche o disprezzo.
Le donne di questi dipinti, che portano nomi simbolici legati alla speranza, si rivolgono allo
spettatore con sguardi diretti, che narrano senza parole la loro storia, che chiedono di capire quanto
sia difficile liberarsi dalle prigioni e che sussurrano quanto anelino come farfalle alla libertà. A volte
il nastro bianco diviene barriera, altre volte non permette loro di parlare; così le lettere delle parole

non dette riempiono lo spazio pittorico, confuse tra loro, tracciate con segni incerti per la paura di
non essere ascoltate, di non essere accolte.
Queste opere sono il contributo di Rosa Cifarelli alle donne che non hanno voce, non hanno spazio
e sono invisibili. Allo stesso tempo rappresentano la fiducia di una possibilità di rinascita, e per lo
spettatore l‟occasione di ascoltarne i suoni e i silenzi.

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Some of Work

Dalia Dimensions – 100cm x 100 cm Year of Production – 2018 Technique – Oil on canavas
Amaranta Dimensions – 100cm x 100 cm Year of Production – 2018 Technique – Oil on canavas